La Via Krupp, la roccia che ha imparato a curvare
Otto tornanti scavati nella parete sud di Capri, tra i Giardini di Augusto e Marina Piccola. La storia di un'ambizione privata diventata strada di tutti, e di una montagna che non smette di muoversi.
Dall'alto sembra un nastro lasciato cadere. Ci si affaccia dalla terrazza dei Giardini di Augusto, con la Certosa di San Giacomo alle spalle, e sotto il parapetto compare una linea chiara che si piega su se stessa, scende, torna indietro, scende ancora. Le curve sono così ravvicinate che a tratti sembrano sovrapporsi. Quasi tutti, la prima volta, fanno lo stesso gesto: seguono il percorso con l'indice, come si fa con un filo da sbrogliare.
Quel disegno ha un'origine molto pratica. Più di un secolo fa un uomo voleva raggiungere la sua barca senza perdere mezza mattinata, e la parete gli ha imposto la pazienza delle curve.
Un uomo, una suite, una barca
Friedrich Alfred Krupp arrivò a Capri nel 1899. A Essen era l'erede delle acciaierie di famiglia, l'industriale più ricco di Germania, quello che la stampa chiamava il re dei cannoni. Sull'isola inseguiva altro. Si era appassionato allo studio del plancton, collaborava con la Stazione Zoologica di Napoli e usciva a raccogliere campioni con il suo panfilo, il Puritan, ormeggiato a Marina Piccola.
Non possedeva una villa. Abitava una suite di quattro stanze al Quisisana, a due passi dalla Piazzetta, e ogni volta che voleva salire a bordo doveva fare i conti con il dislivello. Per scendere al mare c'era soltanto via Mulo, allora poco più di una mulattiera.
Nel 1899 propose al sindaco Federico Serena di costruire una strada tra la Certosa e Marina Piccola, offrendosi di finanziarla. Il consiglio comunale ne discusse il 28 maggio e la giudicò opera di pubblica utilità; il sindaco immaginava che sarebbe servita anche come passeggiata d'inverno. Krupp si aggiudicò all'asta, per 29.500 lire, il fondo agricolo che scendeva dalla Certosa verso il Castiglione e vi creò un parco, quello che oggi conosciamo come Giardini di Augusto. Ai vecchi affittuari, la famiglia Vuotto, lasciò il diritto di vendemmiare i filari che il cantiere non avrebbe toccato. Prima di diventare uno dei panorami più fotografati d'Italia, quel versante era campagna.
Il disegno di Emilio Mayer
Il progetto fu affidato a Emilio Mayer, tecnico di origini napoletane che viveva sull'isola dal 1872 e che le fonti locali ricordano come responsabile dei lavori pubblici di Capri. Il problema era evidente: circa cento metri di dislivello su una parete di calcare quasi verticale.
Mayer scelse di non affrontare la pendenza di petto. La strada fu tagliata nella roccia viva e costretta in una serie di tornanti strettissimi, otto curve una sopra l'altra, prima di distendersi in un lungo rettilineo verso il mare. Il tracciato misura un chilometro e 346 metri, una lunghezza sproporzionata rispetto alla distanza in linea d'aria. Proprio quella sproporzione ne fa un'opera di architettura e non di semplice viabilità: ogni metro aggiunto in orizzontale toglie fatica e regala sguardo.
I lavori si chiusero nella primavera del 1902. Il 2 aprile di quell'anno Capri conferì a Krupp la cittadinanza onoraria. Decenni dopo l'architetto e storico Roberto Pane avrebbe definito la strada una vera e propria opera d'arte.
La discesa
Si parte da una breve scalinata accanto ai Giardini. Il primo tratto è dritto, quasi esitante, poi la strada piega e il mare cambia posto. Ora sta davanti, ora di lato, ora quasi alle spalle. A ogni tornante l'orizzonte ruota di qualche grado e le barche alla fonda di Marina Piccola si avvicinano, da segni bianchi diventano scafi, poi persone sedute a prua.
La parete accompagna il passo da vicino. È chiara, segnata da fessure, con ciuffi di vegetazione aggrappati dove la roccia concede un pugno di terra. Dall'altro lato un muretto basso è tutto ciò che separa il cammino dal vuoto. Il rumore del mare arriva prima smorzato, poi sempre più netto. Lungo il rettilineo finale compaiono i Faraglioni, e quando la via pedonale diventa carrozzabile e confluisce in via Marina Piccola si sente ormai la risacca sugli scogli.
Scendere è facile. La risalita insegna a contare le curve.
Il nome, lo scandalo, la guerra
Krupp ebbe poco tempo per godersela. Nel 1902 un giornale socialista napoletano, La Propaganda, lo accusò di relazioni con giovani dell'isola, e Matilde Serao gli dedicò articoli durissimi sul Mattino. Krupp dovette lasciare l'Italia. A metà novembre le accuse furono riprese in Germania dal Vorwärts e il 22 novembre 1902 morì a Essen. La causa ufficiale fu un'emorragia cerebrale; l'ipotesi del suicidio non è mai stata dimostrata.
Anche il nome della strada ha seguito la storia. Il 20 settembre 1918, in piena guerra, il consiglio comunale la ribattezzò via di Augusto, insieme ai giardini, per non conservare in un toponimo il ricordo delle artiglierie tedesche. I capresi continuarono a chiamarla come prima. Nel 1961 la giunta le restituì il nome di Krupp, mentre i giardini rimasero dedicati all'imperatore.
Una montagna fatta di frammenti
Negli anni Sessanta la Via Krupp era una strada di famiglia. Il giornalista Bruno Manfellotto ha raccontato le mattine d'estate in cui i ragazzini la scendevano di corsa verso gli scogli di Marina Piccola, i pomeriggi delle madri e delle ultime balie con le carrozzine, le sere in cui i più grandi ci andavano a cercare i primi baci nella penombra.
Poi la roccia ha presentato il conto. Nel 1976 la caduta di un masso danneggiò gravemente la strada, che fu chiusa. Rimase sbarrata per trentadue anni, con un breve tentativo di riapertura nel 1994. Fu inaugurata di nuovo il 30 giugno 2008, alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, dopo un consolidamento dei costoni finanziato dalla Regione Campania con oltre sette milioni di euro. L'anno dopo una frana colpì la casa che Krupp aveva ricavato nella grotta di Fra' Felice, lungo il percorso. Nel 2011 un altro blocco staccatosi dalla parete impose una chiusura temporanea. Seguì un nuovo stop di nove anni, fino alla riapertura del 24 giugno 2023. Nell'agosto 2024 una tempesta riempì i tornanti di fango e detriti, e prima di riaprire servirono pulizia e verifiche di sicurezza.
Gli studi geologici spiegano il perché. Il calcare di quel versante è attraversato da faglie e da fratture fittissime, con strati inclinati di circa settanta gradi e blocchi che vanno da pochi centimetri a un metro. La parete che dal basso sembra un monolite è un mosaico tenuto insieme da reti, ancoraggi e manutenzione continua.
Che cosa resta
Per i capresi la Via Krupp è una presenza familiare e intermittente. La si guarda dai Giardini anche quando è chiusa, si aspetta la notizia della riapertura, la si torna a percorrere appena i cancelli si aprono. Ha resistito a una guerra che voleva cancellarne il nome e a una montagna che continua a lasciarla andare un frammento alla volta.
Chi arriva in fondo, a Marina Piccola, dovrebbe voltarsi almeno una volta. Visti dal basso, i tornanti non somigliano più a un nastro caduto. Sembrano una frase lunga, scritta a mano sulla pietra, che la roccia ha accettato di ripetere curva dopo curva da più di cento anni.







